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Tasse - proroga - Modello 730 - Web Tax

Modello 730: cos’è, scadenze e chi deve presentarlo

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Il Modello 730 è il mezzo per compilare la dichiarazione dei redditi da parte di lavoratori dipendenti e pensionati.

Tipologie di reddito

È possibile servirsi di tale modello per dichiarare le seguenti tipologie di reddito:

  • Redditi di lavoro dipendente e assimilati;
  • Redditi da terreni o fabbricati;
  • Redditi di capitale;
  • Redditi da lavoro autonomo per i quali non si è tenuti ad aprire la partita iva;
  • Altri redditi;
  • Alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata.

Modello 730 precompilato

Da un paio d’anni a questa parte il legislatore ha previsto un modello precompilato da mettere a disposizione dei contribuenti che contenga dati già noti al Fisco. Da quest’anno sono indicate anche le spese sanitarie note, ovvero quelle denunciate da altri soggetti come medici o farmacie.

Il contribuente può accettarla e spedirla così com’è o integrarla con altri dati non noti al Fisco.

Chi può presentarlo

Il contribuente può presentare il Modello 730 autonomamente tramite il proprio Pin INPS, o tramite CAF e Intermediari come i commercialisti o il proprio sostituto d’imposta.

Modello Unico

Talvolta, per determinati soggetti che possiedono altri redditi come ad esempio redditi d’impresa derivanti dall’esercizio di arti o professioni non è sufficiente il Modello 730. In questi casi va presentata una vera e propria dichiarazione tramite il Modello Unico.

Soggetti esonerati

Sono esonerati dalla dichiarazione dei redditi, che sia da Unico o da 730, quei soggetti che possiedono esclusivamente redditi derivanti da:

  • Abitazione principale;
  • Lavoro dipendente o pensione;
  • Lavoro dipendente o pensione con abitazione principale;
  • Rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • Redditi esenti come pensioni di guerra o alcune borse di studio;

O che possiedono esclusivamente redditi soggetti a imposta sostitutiva o ritenuta alla fonte.

L’esenzione riguarda anche i soggetti che non hanno raggiunto i così detti limiti reddituali.

Cosa fare per presentare il Modello 730

Si può presentare già compilato al proprio sostituto d’imposta o al Caf o ai professionisti iscritti all’albo dei commercialisti, esperti contabili o consulenti del lavoro, o farlo predisporre da questi ultimi dietro compenso aggiuntivo. Il contribuente dovrà solo decidere cosa fare in merito alla destinazione dlel’8 e del 5 per 1000 tramite il Modello 730-1. A tutto il resto infatti ci pensa il professionista incaricato.

Le eventuali eccedenze a debito o a credito vengono versate o trattenute direttamente nella busta paga di luglio o nella pensione. C’è la possibilità di richiedere l’invio del corrispettivo direttamente al contribuente, ma i tempi sono più lunghi.

Documentazione necessaria

Per la compilazione del Modello 730 sono necessari i seguenti documenti:

  • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico;
  • Fatture o scontrini di spese mediche o farmaci da banco;
  • Ricevute dei bonifici tramite i quali sono state pagate opere di ristrutturazione, quietanze degli oneri di urbanizzazione e attestati di versamento delle ritenute operate sui compensi dei professionisti;
  • Attestati di versamento degli acconti d’imposta effettuati dal contribuente;
  • Ultima dichiarazione presentata dalla quale si può evincere un’eccedenza d’imposta.

Scadenza dei termini di presentazione

Scadenza 730 e Redditi 2018: le date da ricordare 
730 precompilato accesso online dal 16 aprile 2018
730 precompilato accettare, modificare e inviare il modello

e modificare il modello Redditi precompilato.

dal 2 maggoio 2018
Inviare il modello Redditi precompilato dal 10 maggio 2018
E’ possbile trasmettere:

  • Redditi aggiuntivo del 730 presentando il frontespizio e i quadri RM, RT e RW;
  • Redditi correttivo per correggere e sostituire il 730 già inviato.
dal 24 maggio 2018
Annullare il 730 già inviato e presentare una nuova dichiarazione tramite l’applicazione web. L’annullamento del 730 si può fare solo una volta. dal 28 maggio al 20 giugno 2018
Ultimo giorno per versare il saldo e 1° acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi entro il 2 luglio 2018
Scadenza 730 ordinario per chi consegna il modello al sostituto d’imposta entro il 9 luglio 2018 in quanto il 7 cade d sabato
Scadenza 730 precompilato tramite l’applicazione web e scadenza 730 ordinario per chi si rivolge al CAF o professionista  entro il 23 luglio 2018
Scadenza versamento, con maggiorazione 0,40%, Saldo e 1° acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi  entro il 20 agosto 2018

Conservazione dei documenti

Tutti i documenti inerenti alla compilazione del Modello 730 devono essere conservati fino al 31 dicembre del quarto anno successivo alla dichiarazione.

E ora, se hai un Modello 730 da predisporre e trasmettere, affidalo ai nostri professionisti che saranno lieti di assisterti in tutti i passi dell’adempimento.

Dott. Marco palano 22/05/2018

Detrazione delle spese. Tributi. Definizione agevolata. Industria 4.0 - Rottamazione

Rottamazione bis: ultimi giorni per aderire

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Scade il 15 maggio il termine per aderire alla rottamazione bis, le seconda possibilità che il legislatore ha concesso ai contribuenti gravati da ruoli per risparmiare sanzioni e interessi sulle proprie cartelle.

A poco più di una settimana dalla scadenza, ricapitoliamo brevemente i punti salienti.

Oggetto della rottamazione bis

L’agevolazione comprende tutti i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 30 settembre 2017. Tra questi erano stati inclusi anche i carichi per i quali era stata presentata una richiesta di adesione alla definizione agevolata nella sua prima versione, per i quali però non è stato effettuato il pagamento di luglio e di settembre. Tali soggetti dovevano pagare le rate scadute entro il 7 dicembre 2017.

Coloro che invece erano stati esclusi dalla prima rottamazione perché hanno mancato il pagamento delle rate successive potevano rientrare pagando le rate scadute entro il 31 marzo 2018 o entro il 31 luglio aggiungendo però gli interessi di mora.

Come aderire

L’adesione va fatta tramite la presentazione del modello DA-2000/17 presente sul sito dell’agenzia delle entrate. Nel suddetto modello occorre indicare le generalità, le cartelle che si intende rottamare, o eventuali singoli carichi all’interno delle stesse, la sottoscrizione dell’intestatario e la data, nonché la delega qualora il modello sia presentato da un soggetto incaricato.

Dove presentarlo?

Può essere trasmesso per mezzo pec, o direttamente a uno degli sportelli presenti sul territorio. È inoltre possibile la compilazione direttamente sul sito dell’agenzia delle Entrate riscossione

Modalità di pagamento

Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione ovvero ratealmente con un massimo di 5 rate.

Nel caso si scelga la prima opzione, bisognerà effettuarlo entro il 31 luglio.

Se sci sceglie il pagamento in più rate le scadenze sono le seguenti:

  • Luglio 2018;
  • Settembre 2018;
  • Ottobre 2018;
  • Novembre 2018;
  • Febbraio 2019

Vantaggi della rottamazione

Il vantaggio della rottamazione consiste in un risparmio di risorse economiche. Aderendo alla definizione agevolata infatti, le cartelle saranno pagate decurtate di sanzioni e interessi di mora consentendo risparmi fino al 30% del valore della cartella. Un’eccezione è fatta dalle multe stradali. Per le cartelle riguardanti contravvenzioni per violazioni del codice della strada non è previsto lo sgravio delle sanzioni, considerando che il corpo della cartella stessa è una sanzione.

Come verificare se si hanno cartelle rottamabili

Accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione attraverso le proprie credenziali è possibile vedere se si hanno carichi pendenti. Tra questi è possibile vedere quali possono essere compresi nella rottamazione bis e a quanto ammonta il risparmio effettivo.

Dott. Marco Palano 07/05/2018

Consulenza Fiscale

Spesometro: 5 giorni per regolarizzare i file scartati

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Il 6 aprile è scaduto il termine per la comunicazione dei dati delle fatture, il c.d. spesometro relativo al 2017. È possibile che alcuni file siano stati scartati dal sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate in quanto viziati da errori di forma come ad esempio:

  • Nome;
  • Dimensione del file;
  • Certificato di firma;
  • Coerenza e validità del contenuto.

Come correggere il file

Il file va corretto dai vizi segnalati e inviato nuovamente. Il nuovo invio sostituisce completamente il precedente. Non bisognerà dunque inviare semplicemente le correzioni segnalate nello scarto, ma tutto il file originario corretto.

Quanto tempo si ha per regolarizzare

L’Agenzia delle Entrate concede  5 giorni per inviare nuovamente il file corretto dal momento di ricezione dello scarto.

C’è però la possibilità che un soggetto abbia ricevuto la notifica dello scarto oltre la scadenza del 6 aprile.

In questo caso, considerando che l’Agenzia dell’Entrate non specifica se si tratta di 5 giorni lavorativi o complessivi, per prudenza bisognerebbe inviare i file corretti non oltre mercoledì 11 aprile. Questo vale anche se la ricezione dello scarto è avvenuta in data odierna. Se non si regolarizza la posizione entro la scadenza dell’11 ci saranno i presupposti per applicare le sanzioni descritte nel seguente articolo ->

Spesometro: ravvedimento per comunicazione dati fatture del 2017

Dott. Marco Palano 10/04/2018

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Spesometro: ravvedimento per comunicazione dati fatture del 2017

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Il 6 aprile è scaduto il termine per la comunicazione dei dati delle fatture del secondo semestre 2017, il c.d. Spesometro.

Come enunciato nell’art. 1-ter del DL 148/2017 era possibile entro la stessa data regolarizzare senza sanzioni anche la comunicazione relativa al primo semestre.

Sanzioni

Per tutte le comunicazioni effettuate a partire dal 7 aprile si applicano le sanzioni previste dal DLgs  471/97.

Nel dettaglio corrispondono a:

  • 1 euro per ogni fattura non dichiarata nella comunicazione fino a un massimo di 500 euro per trimestre, se la comunicazione è effettuata entro 15 giorni (23 aprile perché il 21 cade di sabato);
  • 2 euro per fattura fino a un massimo di 1000 euro trimestrali se la comunicazione è effettuata oltre il 24.

Con il ravvedimento operoso è possibile un’ulteriore riduzione delle sanzioni, la cui entità dipende dalla data del perfezionamento, ovvero dal momento del pagamento della sanzione.

Facciamo un esempio numerico.

Se bisogna effettuare un invio correttivo di dati di 100 fatture, se si effettua la comunicazione:

  • Entro il 23 aprile, si avranno 100 euro di sanzione. Se si effettua il ravvedimento operoso entro il 5 luglio, vale a dire entro 90 giorni dalla scadenza originaria, la sanzione è ridotta a 1/9 e dovrà quindi essere versato un importo di 11,12 euro.
  • Oltre il 23, si avranno 200 euro di sanzioni, ridotte a 22,24 se si effettua il ravvedimento entro il 5 luglio.

Questi numeri però si applicano solamente:

  • All’errata o omessa comunicazione del secondo semestre 2017;
  • All’errata comunicazione del 1 semestre effettuata entro il 6 aprile.

Per l’omessa comunicazione dei dati del primo semestre, resta salva la scadenza originaria del 16 ottobre 2017 per il calcolo di sanzioni e ravvedimento.

Dott. Marco Palano 09/04/2018

tirocinio

Spese universitarie private detraibili

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E’ stato fissato il limite di detraibilità dall’imposta lorda sui redditi (730 o Redditi PF 2018) per le spese universitarie sostenute presso istituti privati nel 2017.

Tale quota è aggiornata annualmente con Decreto del MIUR, pubblicato quest’anno sulla Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2018.

Il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha stabilito gli importi per il 2017. Nel farlo li ha suddivisi per area disciplinare e sede territoriale. L’area disciplinare riguarda la distinzione tra campo medico, sanitario, scientifico-tecnologico e umanistico-sociale.

La distinzione territoriale si sostanzia invece nelle regioni di nord, centro e sud/isole

Importi massimi detraibili

Analizziamo più nel dettaglio la distinzione dei tetti massimi di detraibilità nella seguente tabella.

 

Area disciplinare corsi istruzione NORD CENTRO SUD E ISOLE
Medica € 3.700 € 2.900 € 1.800
Sanitaria € 2.600 € 2.200 € 1.600
Scientifico-Tecnologica € 3.500 € 2.400 € 1.600
Umanistico-sociale € 2.800 € 2.300 € 1.500

 

Come possiamo notare, le soglie sono decrescenti da nord a sud per via della maggiore onerosità degli istituti privati nelle aree centro/settentrionali.

Per quanto riguarda l’individuazione dell’area disciplinare di appartenenza, l’allegato 1 dello stesso Decreto MIUR 28 dicembre 2017, riporta le classi di laurea afferenti alle rispettive aree disciplinari nonché l’elenco delle zone geografiche di appartenenza delle rispettive regioni.

Inoltre, sempre con lo stesso decreto, sono stabiliti gli importi massimi detraibili per le spese sostenute in corsi di dottorato, specializzazione o master universitari di primo o secondo livello. Come possiamo notare dalla tabella seguente, i valori coincidono con i limiti dell’area medica.

 

Spesa massima detraibile NORD CENTRO SUD E ISOLE
Corsi di Dottorato, di Specializzazione e Master Universitari di primo e di secondo livello € 3.700 € 2.900 € 1.800

 

Ricordiamo inoltre che a tali importi va sommata la tassa regionale per il diritto allo studio.

Dott. Marco Palano 20/03/2018

Consulenza Fiscale

Lo spesometro: tutto quello che c’è da sapere

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Con l’avvicinarsi della scadenza del 6 aprile, ci è sembrato opportuno fornire dei cenni esplicativi sullo spesometro.

Cos’è lo spesometro?

È una comunicazione obbligatoria per i titolari di partita iva, imprese e lavoratori autonomi da fare all’Agenzia delle Entrate.

È stato introdotto nel 2010 con l’art. 21 del dl 78/2010, ma nel tempo ha subito diverse modifiche.

Inizialmente bisognava comunicare tutte le operazioni rilavanti ai fini IVA superiori alle suddette soglie:

  • 3.600 euro (lordo IVA), se documentate da scontrino / ricevuta fiscale;
  • 3.000 euro qualora soggette all’obbligo di fatturazione.

Con l’art. 2 comma 6 del Dl 16/2012 è stato esteso l’obbligo di comunicazione per tutte le operazioni soggette a fatturazione, mantenendo il limite dei 3.600 euro per le sole operazioni documentate da scontrino/ricevuta fiscale.

Il decreto 139 del 2016 ha infinte abolito il vecchio spesometro annuale e introdotto il nuovo spesometro semestrale che prevede l’obbligo di comunicazione delle sole fatture attive e passive. Per il 2018 è stato invece introdotto lo spesometro trimestrale, con possibilità di opzione semestrale.

Scadenze

Andiamo ora da analizzare le scadenze.

Per quanto riguarda il 2017, la comunicazione del 1 semestre andava fatta entro il 16.10, mentre quella del secondo semestre è in scadenza il prossimo 6 aprile.

Per il 2018, come detto in precedenza è possibile adempiere all’obbligazione con cadenza trimestrale o semestrale. Le prime scadenze trimestrali cadono il 31.05.18 e il 31.10 o solo 31.10 nel caso in cui opti per una comunicazione semestrale. La terza e la quarta scadenza sono invece il 30.11.18 e il 28.02.19 o solo 28.02 nel caso in cui si opti per la comunicazione semestrale.

Soggetti esonerati

Non tutti i titolari di partita iva sono soggetti all’obbligo dello spesometro.

Sono infatti esonerati:

  • Produttori agricoli in regime di esonero (art. 34 comma 6 DPR 633/72) situati nelle zone montane di cui all’art. 9 del DPR 601/73;
  • Coloro che hanno optato per il regime facoltativo della trasmissione dei dati delle fatture all’Agenzia delle Entrate (art. 1 comma 3 D.lgs. 127/2015);
  • I contribuenti forfetari (regime agevolato forfetario introdotta ex art. 1 commi 54-89 L. 190/2014);
  • I contribuenti minimi di cui all’art. 27 co. 1 e 2 del DL 98/2011;
  • Le Amministrazioni pubbliche e le Amministrazioni autonome per le quali tali informazioni sono automaticamente acquisite dall’Agenzia tramite il Sistema di Interscambio Sdl.

Dati da comunicare

La comunicazione deve contenere diversi elementi:

  • i dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni;
  • la data e il numero della fattura;
  • la base imponibile;
  • l’aliquota applicata;
  • l’imposta;
  • la tipologia dell’operazione.

Per quanto concerne i dati identificativi, è sufficiente indicare la partita iva o il codice fiscale, evitando così di dover inserire nome, cognome o denominazione e sede.

I dati da comunicare sono quelli riguardanti:

  • Fatture emesse;
  • Fatture/bollette doganali ricevute, annotate nel registro IVA, comprese quelle ricevute dai contribuenti minimi/forfetari;
  • Note di variazione

Non rientrano più nei dati da comunicare le ricevute o le operazioni giustificate da scontrino o altri documenti come la scheda carburante.

A seguito delle semplificazioni attuate dal D.l. 148/2017, per le fatture di importo inferiore a 300 Euro è possibile indicare, anziché i dati di ogni singola fattura, i dati relativi al documento riepilogativo, comunicando:

  • Partita Iva del cedente/prestatore per il documento riepilogativo delle fatture di acquisto;
  • Partita Iva dell’acquirente/committente per il documento riepilogativo delle fatture emesse;
  • La data e il numero del documento riepilogativo;
  • L’ammontare dell’imponibile complessivo e dell’imposta, distinti secondo l’aliquota applicata.

Modalità di invio e sanzioni

L’invio dei file può essere fatto tramite la piattaforma “fatture e corrispettivi” sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per farlo è necessario accedere tramite le credenziali Entratel o Fisconline.

In  caso di mancato invio entro la scadenza prevista, la sanzione ammonta a 2 euro per ogni fattura fino a un massimo di 1000 euro per trimestre. Se la comunicazione avviene entro 15 giorni, la sanzione ammonta a 1 euro a fattura fino a un massimo di 500 per trimestre. È prevista la possibilità di fare un ravvedimento operoso che prevede la riduzione della sanzione da 1/9 a 1/5 a seconda di quando si provvede al versamento. La riduzione si applica sulla cifra di 1 euro a fattura se il pagamento avviene entro 15 giorni, altrimenti sulla cifra di 2 euro a fattura.

È stato però  previsto che, in caso di errata trasmissione dello spesometro del primo semestre del 2017, non ci saranno sanzioni se i dati vengono corretti entro l’invio del secondo semestre previsto per il 06.04.18.

Dott. Marco Palano 15/03/2018

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Tassa annuale vidimazione libri sociali

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Il 16 marzo, scade la tassa annuale vidimazione libri sociali delle società di capitali.

In generale, la tassa annuale di concessione governativa per la numerazione e bollatura dei libri e registri sociali sostituisce la tassa di concessione governativa che altrimenti andrebbe pagata per ogni singola operazione di numerazione o bollatura dei libri.

A quanto ammonta?

L’importo da versare varia in base all’ammontare di capitale sociale dell’anno precedente. Per calcolare quella per il 2018 ad esempio, bisognerà guardare al capitale sociale al 31.12.17. Le variazioni intervenute dal 1 gennaio 2018 non influiranno infatti sulla tassa del 2018, ma solo su quella del 2019.

In particolare se il capitale sociale è minore di 516.456,90 €, la tassa ammonterà a 309,87 €. Se invece supera tale soglia, l’importo della tassa si innalza a 516,46 €.

Si ricorda che tale somma è deducibile ai fini IRES e IRAP

Soggetti obbligati

Sono obbligate al pagamento della tassa tutte le società di capitali.

Tra queste sono incluse anche quelle:

  • In liquidazione ordinaria;
  • Sottoposte a procedure concorsuali diverse dal fallimento

Modalità di pagamento

Il pagamento va effettuato in 2 modi distinti a seconda che si tratti del primo anno di attività o successivi.

Nel caso in cui l’attività sia iniziata nel 2018, il pagamento si effettua mediante bollettino di c/c postale n. 6007 intestato all’Ufficio delle Entrate – Centro Operativo di Pescara. Va fatto prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini IVA (modello AA7/10), su cui vanno riportati anche gli estremi di versamento.

Nel caso si tratti invece di attività successiva alla prima, si effettua tramite F24 con il codice tributo 7085 “Tassa annuale vidimazione libri sociali” indicando, oltre all’importo, l’anno per il quale versamento viene eseguito.

Dott. Marco Palano 08/03/2018

Fatturazione elettronica

Invio delle Certificazioni Uniche entro il 7 marzo

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Scade il 7 marzo l’obbligo di inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate Le Certificazioni Uniche 2018, relative al 2017. L’onere spetta a intermediari e sostituti d’imposta e riguarderà solo i dati necessari per la compilazione delle precompilate, disponibili dal 16 aprile.

Per quanto riguarda le Certificazioni Uniche che non contengono dati da utilizzare per la precompilata, la scadenza coincide con quella per la trasmissione dei 770/2018 (31 ottobre).

Certificazioni in scadenza il 7 marzo

Le certificazioni da inviare entro il 7 marzo, sono ad esempio quelle che riguardano:

  • Redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale;
  • Redditi derivanti dall’utilizzazione economica di opere d’ingegno, come i diritti d’autore;
  • Utili percepiti da associati in partecipazione con apporto di solo lavoro;
  • Compensi da attività sportive dilettantistiche;
  • Rapporti di collaborazione di carattere amministrativo o gestionale resi nei confronti di società sportive dilettantistiche;
  • Corrispettivi erogati per le locazioni brevi, che ricordiamo sono contratti di affitto di immobili ad uso abitativo di durata inferiore a 30 giorni stipulati dal 1 giugno 2017.

Certificazioni in scadenza il 31 ottobre

L’invio delle Certificazioni Uniche non rilevanti ai fini della compilazione della precompilata scade invece il 31 ottobre, come previsto per 2015, 2016 e 2017.

Quali redditi riguardano? Un esempio sono:

  • Redditi da lavoro autonomo derivanti dall’esercizio abituale di arti o professioni. Tra questi sono compresi anche quelli relativi ai regimi minimi e forfettari;
  • Le provvigioni e i redditi esenti;
  • I corrispettivi erogati dal condominio per prestazioni relative a contratti di appalto.

Come va fatto l’invio

La compilazione e l’invio vanno fatti tramite il Modello Ordinario di Certificazione Unica.

Esso è composto:

  • Dal frontespizio;
  • Dal quadro CT riguardante la sede telematica per la ricezione dei modelli;
  • Dalla sezione contenente dati relativi al sostituto d’imposta;
  • Dalla parte relativa alla certificazione dei redditi da lavoro dipendente e assimilati;
  • Dalla parte relativa alla certificazione dei redditi da lavoro autonomo, delle provvigioni e dei redditi diversi.

Le locazioni brevi

Parlando della nuova fattispecie delle locazioni brevi, i dati riferiti a contratti del medesimo immobile fatti dal medesimo locatore, possono essere comunicati in forma aggregata indicando il numero di contratti.

La regola da rispettare è seguire sempre lo stesso criterio. Quindi per ogni unità immobiliare, l’esposizione dei dati deve essere effettuata o in forma aggregata o in forma analitica.

Dott. Marco Palano 02/03/2018

Iva sui biglietti omaggio

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Si deve pagare l’Iva sui biglietti omaggio?

Con la risoluzione n.16 di ieri 15/02/2018 l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti circa un problema che riguarda gli eventi dove il prezzo dei biglietti è volatile per tutta la durata della vendita. Riguarda cioè quegli eventi dove il prezzo dei biglietti si modifica in base alla richiesta o all’avvicinarsi dell’evento in questione attraverso degli algoritmi e parametri prestabiliti.

La risoluzione chiarisce in particolare circa l’assoggettabilità Iva dei biglietti omaggio per la quota che eccede il 5%.

Il limite del 5%

Entro la soglia del 5% della capienza del locale, i tagliandi distribuiti a titolo gratuito non sono assoggettati ad Iva. Questo vale sia che si tratti di un evento sportivo che di uno spettacolo teatrale. Superato tale limite, l’operazione diventa invece rilevante ai fini Iva, per evitare un eccessivo abuso di questo strumento.

Quando il prezzo di vendita dei biglietti resta costante per tutta la sua durata, grandi problemi non si creano.

Cosa succede però quando si supera il 5% di omaggi e i prezzi dei biglietti sono variabili?

Quale prezzo bisogna prendere a riferimento per capire a quanto ammonta l’imposta da versare?

Il chiarimento dell’Agenzia

Due possibili alternative sono quelle di prendere come riferimento il primo prezzo a cui sono stati messi in vendita oppure il prezzo più alto.

L’Agenzia ha chiarito nella risoluzione di ieri che a prevalere è la seconda ipotesi.

Facciamo un esempio.

Prezzo di partenza 100 + Iva (122)

Prezzo massimo pagato nell’arco del periodo di vendita 200 + Iva (244)

Biglietti dati a titolo gratuito 5.200

Posti disponibili 100.000

Il 5% dei posti disponibili corrisponde a 5.000 quindi l’Iva andrà versata solo sui 200 biglietti eccedenti.

Seguendo la risposta dell’Agenzia delle Entrate bisogna prendere come riferimento il prezzo più alto pagato. In questo esempio ammonta a 200 + Iva quindi andranno versati 8.800 € di Iva (44 x 200).

Dott. Marco Palano 16/02/2018

Incentivi alle assunzioni: cosa cambia nel 2018

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Diverse le conferme e le novità fornite dalla Legge di Bilancio 2018 in tema di assunzioni.

Quella dell’occupazione è infatti uno dei temi più caldi e che più necessita di attenzione da parte della politica nel nostro paese. Tanti sono gli incentivi introdotti negli ultimi anni. La ratio è di favorire le assunzioni a tempo indeterminato e non da parte di imprese e professionisti. Tra questi, la maggior parte riguardano i giovani e soprattutto il sud d’Italia, dove l’occupazione stenta a riprendere quota.

Con questi interventi il Legislatore punta a ridurre al minimo le tempistiche tra la fine del percorso formativo e l’introduzione nel mondo del lavoro da parte dei giovani.

Vediamo quali sono gli incentivi, confermati o introdotti dalla Legge di Bilancio 2018.

Novità della Legge di Bilancio 2018

Con la Legge di Bilancio è stato introdotta, in relazione al nuovo sgravio triennale dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato, un’ipotesi di decadenza che si verifica qualora il rapporto di lavoro dovesse interrompersi nei primi 6 mesi.

Per tutto il 2018 saranno considerati “giovani” ai fini degli sgravi alle assunzioni, i soggetti che hanno meno di 35 anni d’età. A partire dal 2019 la soglia si abbasserà a 30 anni. Inoltre, quando era stato introdotto lo sgravi,o il beneficio era fruibile solo in caso di nuove assunzioni. Questo voleva dire tagliare fuori quei lavoratori che erano stati assunti da un’altra azienda la quale aveva beneficiato dello sgravio, anche se per una durata inferiore a 3 anni.

Con la riforma invece, i lavoratori conservano il beneficio e lo portano con se, pronto per essere sfruttato da un’altra azienda nel caso in cui il rapporto di lavoro con la prima non dovesse andare per il meglio. Una riforma non da poco che amplia notevolmente la platea di soggetti appetibili per le imprese che, con il beneficio, riducono il costo del lavoro e sono incentivate ad assumere un soggetto a tempo indeterminato. Con l’interruzione del rapporto di lavoro da cui è nato il beneficio, i tempi si interrompono e il beneficio può essere ripreso con la nuova assunzione fino alla fine della durata triennale prevista.

Soggetti che beneficiano dello sgravio totale

Il 100% della decontribuzione vale solamente per 2 tipi di lavoratori. I primi sono i lavoratori del mezzogiorno. I secondi sono quelli che vengono assunti entro 6 mesi dalla fine del percorso scolastico, se hanno svolto presso lo stesso datore di lavoro, periodi di alternanza scuola-lavoro o abbiano sottoscritto contratti di apprendistato.

Per tutti gli altri soggetti lo sgravio è concesso nella misura del 50%. Il restante 50% degli oneri contributivi resta dunque a carico del datore di lavoro. Stessa misura del 50% è concessa per le assunzioni di lavoratori ammessi a fruire dell’assegno di ricollocazione. In questo caso è stato fissato un tetto massimo di 4.030 € annui per diciotto mesi se l’assunzione è a tempo indeterminato o per dodici mesi se l’assunzione è a termine.

Conferme del 2017

Restano valide le disposizioni previste per l’assunzione di donne, ultracinquantenni, percettori di NASpl e lavoratori in CIGS.

Dott. Marco Palano 12/02/2018

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