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Decreto Dignità: abolito lo split payment per i professionisti

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Sono tante le novità previste dal Decreto Dignità approvato lo scorso 2 luglio dal Consiglio dei Ministri. Tra queste, una delle più importanti che riguarda i professionisti è quella dell’abolizione dello split payment. A partire dalla sua entrata in vigore, i professionisti potranno fatturare le loro prestazioni professionali rese nei confronti della Pubblica Amministrazione con modalità ordinarie.

Cos’è lo split payment

Introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, lo split payment è un meccanismo attraverso il quale le Pubbliche Amministrazioni che acquistano beni o servizi, qualora non siano soggetti passivi IVA, versano direttamente all’Erario l’imposta sul valore aggiunto addebitata dai propri fornitori, pagando dunque a questi ultimi il corrispettivo al netto dell’IVA.

Tale meccanismo è stato introdotto per contrastare la forte evasione fiscale in ambito iva originata da soggetti che incassano l’IVA sulle fatture emesse, ma non la versano all’Erario nelle rispettive scadenze.

A chi si applica?

Si applica a:

  • Stato;
  • Organi statali dotati di personalità giuridica;
  • Enti pubblici territoriali;
  • Camera di Commercio;
  • Istituti Universitari;
  • Asl;
  • Enti di previdenza;
  • Enti di pubblica assistenza e beneficienza.

Abolizione dello split payment per i professionisti

Come previsto dall’art.11 del Decreto Dignità, lo split payment per i professionisti fa un ritorno alle origini.

Inizialmente era infatti prevista l’esclusione dei professionisti, ma la manovra correttiva 2017 (DL 50/2017) ha esteso l’obbligo a tutti i soggetti operanti con la Pubblica Amministrazione. Con il Decreto Dignità si torna dunque alla precedente disciplina.

I soggetti sottoposti a split payment

I soggetti sottoposti a split payment che ricevono le fatture dai professionisti, saranno dunque tenuti ad operare la ritenuta alla fonte e liquidare l’Iva a tali soggetti, invece di versarla direttamente all’Erario.

Dott. Marco Palano 10/07/2018

Obbligo di fatturazione elettronica per la cessione di carburanti: si va verso il rinvio

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In arrivo la proroga dell’obbligo di fatturazione elettronica per la cessione di carburanti. La legge di Bilancio 2018 aveva previsto l’entrata in vigore per il 1° luglio 2018.  Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tria, è invece a lavoro per inserire nel decreto Dignità, atteso in settimana al Consiglio dei Ministri, il rinvio al 1° gennaio 2019.

Il primo gennaio sembra infatti una data più ragionevole per rendere obbligatoria una cosa per cui il paese si è dimostrato non ancora pronto. Ne è la prova schiacciante lo sciopero dei gestori di impianti di distribuzione di carburanti, previsto per ieri sera e annullato in seguito alla promessa di un rinvio dell’onere da parte del Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Perché la fatturazione elettronica deve essere un’opportunità per il paese e uno strumento di crescita e non un elemento destabilizzante.

In attesa della proroga

SI rimane dunque in attesa della proroga per capire anche in che modo avverrà. Ancora non è chiaro infatti se ci sarà una proroga totale al 1 gennaio 2019 o se si procederà su binari paralleli. Nel primo caso la data di decorrenza dell’obbligo di fatturazione elettronica per tutto l’universo delle partite iva sarà appunto il 1° gennaio. Nel secondo, a partire dal 1 luglio 2018 potrà essere prevista sia la fattura elettronica, sia la classica scheda carburante, che sarà abolita definitivamente il 1 gennaio.

Dott. Marco Palano 26/06/2018

codici tributo - modello di pagamento unificato - 730/2017 - imposte sui redditi - rottamazione - modello rli

Ires: saldo 2017 e acconto 2018

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Si avvicina, per i soggetti Ires, la scadenza del versamento del saldo dell’imposta sui redditi del 2017 e dell’acconto per il 2018.

Scadenza

I versamenti vanno effettuati entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta. Nella maggior parte dei casi la chiusura del periodo d’imposta corrisponde al 31/12, quindi i versamenti vanno effettuati entro il 30 giugno. Per il 2018, il termine è allungato al 2 luglio visto che il 30 giugno cade di sabato.

Fino alla Legge di Bilancio 2016 invece, il pagamento era previsto per il 16 giugno, ma il Legislatore ha voluto concedere più tempo ai contribuenti viste le numerose scadenze di quel periodo (iva, ritenute, Imu e Tasi ecc.)

Pagamento entro 30 giorni con maggiorazione dello 0,4%

È concessa inoltre la facoltà di aderire al versamento entro 30 giorni con la maggiorazione dello 0,4%. La scadenza per tali soggetti corrisponderebbe al 1 agosto che, rappresentando l’inizio del periodo feriale, rimanderebbe ulteriormente la scadenza al 20 agosto.

Soggetti che approvano il Bilancio oltre i 4 mesi dalla chiusura

Le scadenze sopra citate, riguardano i soggetti che approvano il bilancio entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio. Stessa regola vale anche se viene approvato in seconda convocazione oltre i 4 mesi. Diverse sono invece le regole per quei soggetti che approvano il Bilancio oltre i 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio in base a particolari disposizioni di legge.

In ogni caso l’assemblea per l’approvazione va convocata in prima convocazione entro e non oltre 180 giorni dalla chiusura (29 giugno).

L’art. 2364 del codice civile prevede 2 ipotesi:

  • società tenute alla redazione del bilancio consolidato;
  • presenza di particolari esigenze connesse con la struttura e l’oggetto della società; in quest’ultimo caso, il maggior termine deve essere previsto dalla statuto della società.

Come detto in precedenza, la scadenza del 29 giugno riguarda la prima convocazione dell’assemblea. Si deduce che quindi il bilancio può essere approvato anche successivamente in seconda convocazione qualora non fosse possibile farlo in prima.

Possibilità di rateizzare

È prevista dall’ordinamento la facoltà per i contribuenti di rateizzare il debito fino a un massimo di 6 rate.

In questo caso però non è concesso il pagamento tardivo con maggiorazione dello 0,4 %.

Le scadenze dei pagamenti cadono in questa fattispecie il:

  • 02/07/2018;
  • 16/07/2018
  • 20/08/2018
  • 17/09/2018
  • 16/10/2018
  • 16/11/2018

Secondo acconto Ires

Il secondo acconto per il 2018 va invece versato tassativamente entro il 30/11/2018 in un’unica soluzione, senza possibilità di rateizzare. Se l’importo è inferiore a 257,52 euro, si può versare interamente nella scadenza del 30/11, lasciando da pagare al 30/06 solo il saldo per il 2017.

Modalità di pagamento

Il pagamento delle imposte avviene tramite f24. Nel compilarlo bisogna indicare:

  • Il codice tributo 2003;
  • L’anno 2017
  • La data 30/06/2018

Dott. Marco Palano 14/06/2018

Riduzione base imponibile per il calcolo di IMU e TASI

Acconto Imu e Tasi in scadenza il 18 giugno

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Manca meno di una settimana alla scadenza del pagamento del primo acconto di Imu e Tasi prevista per il 18 giugno. Approfittiamo per ricordare chi sono i soggetti tenuti al pagamento, il calcolo delle somme dovute e le modalità di pagamento.

Chi deve pagare

Sono tenuti al pagamento i proprietari e i titolari di diritti reali sugli immobili ad esclusione della prima casa. Quest’ultima infatti non rileva sia ai fini Imu che ai fini Tasi, con esclusione di quelle rientranti nelle categorie A1, A/8 e A/9. Anche gli affittuari sono tenuti al pagamento delle imposte, se non utilizzano l’immobile come prima casa.

Calcolo

La base per il calcolo resta invariata: il punto di partenza è la rendita catastale rivalutata del 5%, a cui si applica il coefficiente in base alla tipologia dell’immobile. In questo modo si ottiene l’imponibile su cui si applica aliquota fissata dal rispettivo comune di appartenenza.

Mentre l’Imu è sempre a carico del proprietario, la Tasi è anche a carico dell’inquilino con una proporzione che va dal 10 al 30%.

Modalità di pagamento

I contribuenti possono scegliere di pagare il primo acconto entro il 18 giugno o l0’intero importo in un’unica soluzione sempre con la stessa scadenza.

A differenza della dichiarazione dei redditi, non esiste una precompilata per quanto riguarda Imu e tasi quindi il contribuente dovrà provvedere al calcolo autonomamente o servendosi di un professionista.

Il pagamento può essere eseguito mediante bollettino postale o F24.

Riduzioni di pagamento

La Legge di Bilancio 2016 ha concesso uno sconto del 50% sulle imposte riguardanti immobili dati in comodato gratuito a genitori o figli. Per ottenere tale sconto è necessaria la presenza di un contratto registrato e il proprietario deve essere residente nello stesso comune del possesso e avere massimo un altro immobile in Italia. È previsto uno sconto anche per chi affitta, con canone concordato, l’immobile a soggetti che lo utilizzano come prima casa. La riduzione in questo caso è del 25% sia sull’Imu che sulla Tasi.

Dott. Marco Palano 12/06/2018

Tasse - proroga - Modello 730 - Web Tax

Modello 730: cos’è, scadenze e chi deve presentarlo

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Il Modello 730 è il mezzo per compilare la dichiarazione dei redditi da parte di lavoratori dipendenti e pensionati.

Tipologie di reddito

È possibile servirsi di tale modello per dichiarare le seguenti tipologie di reddito:

  • Redditi di lavoro dipendente e assimilati;
  • Redditi da terreni o fabbricati;
  • Redditi di capitale;
  • Redditi da lavoro autonomo per i quali non si è tenuti ad aprire la partita iva;
  • Altri redditi;
  • Alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata.

Modello 730 precompilato

Da un paio d’anni a questa parte il legislatore ha previsto un modello precompilato da mettere a disposizione dei contribuenti che contenga dati già noti al Fisco. Da quest’anno sono indicate anche le spese sanitarie note, ovvero quelle denunciate da altri soggetti come medici o farmacie.

Il contribuente può accettarla e spedirla così com’è o integrarla con altri dati non noti al Fisco.

Chi può presentarlo

Il contribuente può presentare il Modello 730 autonomamente tramite il proprio Pin INPS, o tramite CAF e Intermediari come i commercialisti o il proprio sostituto d’imposta.

Modello Unico

Talvolta, per determinati soggetti che possiedono altri redditi come ad esempio redditi d’impresa derivanti dall’esercizio di arti o professioni non è sufficiente il Modello 730. In questi casi va presentata una vera e propria dichiarazione tramite il Modello Unico.

Soggetti esonerati

Sono esonerati dalla dichiarazione dei redditi, che sia da Unico o da 730, quei soggetti che possiedono esclusivamente redditi derivanti da:

  • Abitazione principale;
  • Lavoro dipendente o pensione;
  • Lavoro dipendente o pensione con abitazione principale;
  • Rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • Redditi esenti come pensioni di guerra o alcune borse di studio;

O che possiedono esclusivamente redditi soggetti a imposta sostitutiva o ritenuta alla fonte.

L’esenzione riguarda anche i soggetti che non hanno raggiunto i così detti limiti reddituali.

Cosa fare per presentare il Modello 730

Si può presentare già compilato al proprio sostituto d’imposta o al Caf o ai professionisti iscritti all’albo dei commercialisti, esperti contabili o consulenti del lavoro, o farlo predisporre da questi ultimi dietro compenso aggiuntivo. Il contribuente dovrà solo decidere cosa fare in merito alla destinazione dlel’8 e del 5 per 1000 tramite il Modello 730-1. A tutto il resto infatti ci pensa il professionista incaricato.

Le eventuali eccedenze a debito o a credito vengono versate o trattenute direttamente nella busta paga di luglio o nella pensione. C’è la possibilità di richiedere l’invio del corrispettivo direttamente al contribuente, ma i tempi sono più lunghi.

Documentazione necessaria

Per la compilazione del Modello 730 sono necessari i seguenti documenti:

  • Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico;
  • Fatture o scontrini di spese mediche o farmaci da banco;
  • Ricevute dei bonifici tramite i quali sono state pagate opere di ristrutturazione, quietanze degli oneri di urbanizzazione e attestati di versamento delle ritenute operate sui compensi dei professionisti;
  • Attestati di versamento degli acconti d’imposta effettuati dal contribuente;
  • Ultima dichiarazione presentata dalla quale si può evincere un’eccedenza d’imposta.

Scadenza dei termini di presentazione

Scadenza 730 e Redditi 2018: le date da ricordare 
730 precompilato accesso online dal 16 aprile 2018
730 precompilato accettare, modificare e inviare il modello

e modificare il modello Redditi precompilato.

dal 2 maggoio 2018
Inviare il modello Redditi precompilato dal 10 maggio 2018
E’ possbile trasmettere:

  • Redditi aggiuntivo del 730 presentando il frontespizio e i quadri RM, RT e RW;
  • Redditi correttivo per correggere e sostituire il 730 già inviato.
dal 24 maggio 2018
Annullare il 730 già inviato e presentare una nuova dichiarazione tramite l’applicazione web. L’annullamento del 730 si può fare solo una volta. dal 28 maggio al 20 giugno 2018
Ultimo giorno per versare il saldo e 1° acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi entro il 2 luglio 2018
Scadenza 730 ordinario per chi consegna il modello al sostituto d’imposta entro il 9 luglio 2018 in quanto il 7 cade d sabato
Scadenza 730 precompilato tramite l’applicazione web e scadenza 730 ordinario per chi si rivolge al CAF o professionista  entro il 23 luglio 2018
Scadenza versamento, con maggiorazione 0,40%, Saldo e 1° acconto per i contribuenti con 730 senza sostituto d’imposta o con modello Redditi  entro il 20 agosto 2018

Conservazione dei documenti

Tutti i documenti inerenti alla compilazione del Modello 730 devono essere conservati fino al 31 dicembre del quarto anno successivo alla dichiarazione.

E ora, se hai un Modello 730 da predisporre e trasmettere, affidalo ai nostri professionisti che saranno lieti di assisterti in tutti i passi dell’adempimento.

Dott. Marco palano 22/05/2018

Detrazione delle spese. Tributi. Definizione agevolata. Industria 4.0 - Rottamazione

Rottamazione bis: ultimi giorni per aderire

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Scade il 15 maggio il termine per aderire alla rottamazione bis, le seconda possibilità che il legislatore ha concesso ai contribuenti gravati da ruoli per risparmiare sanzioni e interessi sulle proprie cartelle.

A poco più di una settimana dalla scadenza, ricapitoliamo brevemente i punti salienti.

Oggetto della rottamazione bis

L’agevolazione comprende tutti i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1 gennaio 2000 e il 30 settembre 2017. Tra questi erano stati inclusi anche i carichi per i quali era stata presentata una richiesta di adesione alla definizione agevolata nella sua prima versione, per i quali però non è stato effettuato il pagamento di luglio e di settembre. Tali soggetti dovevano pagare le rate scadute entro il 7 dicembre 2017.

Coloro che invece erano stati esclusi dalla prima rottamazione perché hanno mancato il pagamento delle rate successive potevano rientrare pagando le rate scadute entro il 31 marzo 2018 o entro il 31 luglio aggiungendo però gli interessi di mora.

Come aderire

L’adesione va fatta tramite la presentazione del modello DA-2000/17 presente sul sito dell’agenzia delle entrate. Nel suddetto modello occorre indicare le generalità, le cartelle che si intende rottamare, o eventuali singoli carichi all’interno delle stesse, la sottoscrizione dell’intestatario e la data, nonché la delega qualora il modello sia presentato da un soggetto incaricato.

Dove presentarlo?

Può essere trasmesso per mezzo pec, o direttamente a uno degli sportelli presenti sul territorio. È inoltre possibile la compilazione direttamente sul sito dell’agenzia delle Entrate riscossione

Modalità di pagamento

Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione ovvero ratealmente con un massimo di 5 rate.

Nel caso si scelga la prima opzione, bisognerà effettuarlo entro il 31 luglio.

Se sci sceglie il pagamento in più rate le scadenze sono le seguenti:

  • Luglio 2018;
  • Settembre 2018;
  • Ottobre 2018;
  • Novembre 2018;
  • Febbraio 2019

Vantaggi della rottamazione

Il vantaggio della rottamazione consiste in un risparmio di risorse economiche. Aderendo alla definizione agevolata infatti, le cartelle saranno pagate decurtate di sanzioni e interessi di mora consentendo risparmi fino al 30% del valore della cartella. Un’eccezione è fatta dalle multe stradali. Per le cartelle riguardanti contravvenzioni per violazioni del codice della strada non è previsto lo sgravio delle sanzioni, considerando che il corpo della cartella stessa è una sanzione.

Come verificare se si hanno cartelle rottamabili

Accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione attraverso le proprie credenziali è possibile vedere se si hanno carichi pendenti. Tra questi è possibile vedere quali possono essere compresi nella rottamazione bis e a quanto ammonta il risparmio effettivo.

Dott. Marco Palano 07/05/2018

Consulenza Amministrativa e Societaria

Spid: tutti i servizi della Pubblica Amministrazione

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Con un comunicato stampa del 09/04, l’Agenzia delle Entrate ha informato i contribuenti che tutti i servizi web del fisco saranno accessibili da un’unica piattaforma. Spid, lanciato nel 2016 rappresenterà ora la chiave unica di accesso alla Pubblica amministrazione.

I servizi

Accedendo al sistema Spid si possono effettuare operazioni di ogni genere. Dalla registrazione di un contratto di locazione alla consulta dei dati catastali al controllo della propria posizione nel cassetto fiscale. Ma non solo. Potrà essere usato anche per iscrivere figli a scuola, prenotare una visita in ospedale, richiedere il bonus mamma o presentarel a dichiarazione precompilata. Sono innumerevoli i servizi di cui si potrà beneficiare con una semplice piattaforma.

Come registrarsi

Per ottenrre le credenziali Spid è sufficiente:

  • Aver compiuto 18 anni;
  • Un documento di riconoscimento;
  • Una tessera sanitaria con codice fiscale;
  • Un’indirizzo email valido;
  • Un numero di telefono.

Per registrarsi bisogna utilizzare uno dei seguenti provider: Aruba, Infocert, Poste, Sielte, Tim, Register.it, Namirial, Intesa e seuire gli step di identificazione.

Le modalità sono comunque illustrate su https://www.spid.gov.it/richiedi-spid.

Privacy

Il livello di sicurezza sarà massimo. Oltre a nome utente e password ci sarà infatti un PIN dinamico, che varia cioè ogni volta.

Dott. Marco Palano 18/04/2018

Consulenza Fiscale

Spesometro: 5 giorni per regolarizzare i file scartati

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Il 6 aprile è scaduto il termine per la comunicazione dei dati delle fatture, il c.d. spesometro relativo al 2017. È possibile che alcuni file siano stati scartati dal sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate in quanto viziati da errori di forma come ad esempio:

  • Nome;
  • Dimensione del file;
  • Certificato di firma;
  • Coerenza e validità del contenuto.

Come correggere il file

Il file va corretto dai vizi segnalati e inviato nuovamente. Il nuovo invio sostituisce completamente il precedente. Non bisognerà dunque inviare semplicemente le correzioni segnalate nello scarto, ma tutto il file originario corretto.

Quanto tempo si ha per regolarizzare

L’Agenzia delle Entrate concede  5 giorni per inviare nuovamente il file corretto dal momento di ricezione dello scarto.

C’è però la possibilità che un soggetto abbia ricevuto la notifica dello scarto oltre la scadenza del 6 aprile.

In questo caso, considerando che l’Agenzia dell’Entrate non specifica se si tratta di 5 giorni lavorativi o complessivi, per prudenza bisognerebbe inviare i file corretti non oltre mercoledì 11 aprile. Questo vale anche se la ricezione dello scarto è avvenuta in data odierna. Se non si regolarizza la posizione entro la scadenza dell’11 ci saranno i presupposti per applicare le sanzioni descritte nel seguente articolo ->

Spesometro: ravvedimento per comunicazione dati fatture del 2017

Dott. Marco Palano 10/04/2018

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Spesometro: ravvedimento per comunicazione dati fatture del 2017

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Il 6 aprile è scaduto il termine per la comunicazione dei dati delle fatture del secondo semestre 2017, il c.d. Spesometro.

Come enunciato nell’art. 1-ter del DL 148/2017 era possibile entro la stessa data regolarizzare senza sanzioni anche la comunicazione relativa al primo semestre.

Sanzioni

Per tutte le comunicazioni effettuate a partire dal 7 aprile si applicano le sanzioni previste dal DLgs  471/97.

Nel dettaglio corrispondono a:

  • 1 euro per ogni fattura non dichiarata nella comunicazione fino a un massimo di 500 euro per trimestre, se la comunicazione è effettuata entro 15 giorni (23 aprile perché il 21 cade di sabato);
  • 2 euro per fattura fino a un massimo di 1000 euro trimestrali se la comunicazione è effettuata oltre il 24.

Con il ravvedimento operoso è possibile un’ulteriore riduzione delle sanzioni, la cui entità dipende dalla data del perfezionamento, ovvero dal momento del pagamento della sanzione.

Facciamo un esempio numerico.

Se bisogna effettuare un invio correttivo di dati di 100 fatture, se si effettua la comunicazione:

  • Entro il 23 aprile, si avranno 100 euro di sanzione. Se si effettua il ravvedimento operoso entro il 5 luglio, vale a dire entro 90 giorni dalla scadenza originaria, la sanzione è ridotta a 1/9 e dovrà quindi essere versato un importo di 11,12 euro.
  • Oltre il 23, si avranno 200 euro di sanzioni, ridotte a 22,24 se si effettua il ravvedimento entro il 5 luglio.

Questi numeri però si applicano solamente:

  • All’errata o omessa comunicazione del secondo semestre 2017;
  • All’errata comunicazione del 1 semestre effettuata entro il 6 aprile.

Per l’omessa comunicazione dei dati del primo semestre, resta salva la scadenza originaria del 16 ottobre 2017 per il calcolo di sanzioni e ravvedimento.

Dott. Marco Palano 09/04/2018

Cinquecento euro - blocco dei pagamenti

Credito d’imposta per investimenti in R&S: come si calcola il beneficio per il 2017

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La disciplina del credito d’imposta per investimenti in R&S è stata rafforzata dalla Legge di Bilancio 2017.

Le novità si applicano a partire dal 1 gennaio 2017 e andranno quindi ad influire sul Bilancio dello stesso anno. Analizziamo in questo articolo le principali novità, i soggetti interessati, quelli esclusi, le attività che rientrano nell’agevolazione e le modalità di calcolo.

Novità

Le novità della Legge di Bilancio 2017 riguardano:

  • L’aumento al 50% dell’aliquota di agevolazione, su tutte le spese ammissibili;
  • L’incremento da 5 a 20 milioni di euro per l’importo massimo annuale beneficiabile da ciascun soggetto;
  • L’estensione dei possibili beneficiari tra i quali sono inclusi anche soggetti residenti che svolgono attività di ricerca e sviluppo per conto di soggetti esteri;
  • L’ammissibilità di tutte le spese sostenute per personale impiegato in R&S, a prescindere dalla mansione specifica e dal titolo di studio.

Il beneficio sarà fruibile fino al periodo d’imposta al 31.12.2020. Per i soggetti il cui periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, fino alla chiusura dell’esercizio 2020-2021.

Soggetti inclusi

I soggetti che possono beneficiare del credito d’imposta sono tutti i titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica, dalla dimensione aziendale o dal settore economico di appartenenza o regime contabile adottato.

Quindi sono incluse anche:

  • Enti non commerciali;
  • Imprese agricole;
  • Reti d’imprese;
  • Consorzi;
  • Imprese di nuova costituzione.

Sono invece escluse le imprese sottoposte a procedure concorsuali senza ipotesi di continuazione dell’attività

Attività agevolabili

Le attività agevolabili sono elencate nell’art.2 del D.M. 27 maggio 2015 e nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n.5/E del 2016.

Tra queste non ci sono solo ed esclusivamente spese sostenute direttamente in ambito tecnologico, ma anche spese indirette sostenute per l’acquisizione di conoscenze. Elencandole brevemente sono:

  • Lavori sperimentali o teorici svolti, la cui finalità è l’acquisizione di nuove conoscenze sui fondamenti di fenomeni e fatti osservabili;
  • Ricerche pianificate mirate ad acquisire conoscenze per mettere a punto nuovi prodotti o migliorare quelli esistenti, nonché per migliorare i piani di sviluppo.
  • Quelle sostenute per la produzione e il collaudo di prodotti.

Sono ammesse all’agevolazione dunque attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale, sviluppo sperimentale e di produzione e collaudo.

Calcolo del beneficio

Abbiamo parlato di quali spese rientrano nel beneficio e chi può usufruirne. A quanto ammonta però in termini economici? Come influenza il bilancio d’esercizio? Si calcola su tutta la spesa sostenuta? Per spiegarlo meglio facciamo un esempio numerico.

Innanzitutto occorre premettere che il beneficio si calcola sulla spesa incrementale in R&S rispetto ai 3 esercizi precedenti a quello in corso al 31.12.2015. Sull’incremento andrà applicato il 50% previsto dalla Legge di Bilancio 2017 ottenendo così il credito d’imposta utilizzabile.

Ex. Investimenti agevolabili realizzati nel 2017     100.000 €

Media dei 3 esercizi 2012-2014                             50.000 €

Incremento                                                                50.000 €

Credito d’imposta utilizzabile (50.000*50%)    25.000 €

I 25.000 € così ottenuti possono essere utilizzati in compensazione a partire dal 1 gennaio 2018 direttamente in F24 mediante il codice tributo 6857.

Certificazione

Per poter beneficare del credito R&S è necessario che le spese sostenute siano certificate da un revisore o una società di revisione legale dei conti iscritti nel registro dei revisori legali.

L’obbligo sussiste anche per i le imprese non obbligate alla revisione legale dei conti o sprovviste di collegio sindacale.

Le spese sostenute per la certificazione delle spese agevolabili, rientrano nell’ambito del credito d’imposta e sono ammissibili al 100% fino a un massimo di 5.000 €.

La certificazione va predisposta e allegata al Bilancio e non è dovuta per quelle imprese che hanno un bilancio certificato, per le quali sussiste a prescindere l’obbligo di produrre una documentazione idonea ad attestare la spettanza del credito d’imposta.

Dott. Marco Palano 27/03/2018

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